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[ 08 Novembre 2019 ] Brutto anatroccolo
D. Pareschi, Lavieri, 2019
L'autrice nella postfazione precisa che pur rimanendo fedele al capolavoro di Andersen, lo interpreta attraverso le immagini. Il racconto, aggiunge, è destinato "in particolare ai genitori"...

La diversità non fa paura
Brutto anatroccolo
Daniela Pareschi
Lavieri, 2019, 28 p.
€ 15,90 ; Età: da 5 anni

L'autrice nella postfazione precisa che pur rimanendo fedele al capolavoro di Andersen, lo interpreta attraverso le immagini. Il racconto, aggiunge, è destinato "in particolare ai genitori". Infatti, a una prima lettura si comprende come molte metafore sono intuibili più dagli adulti che dai bambini ("il verde squillava"; "il tramonto melograno"). Il libro è diviso in tre capitoli. Nel primo, alla presentazione di un uovo sottolineato dalla parola "Io" seguono la nascita e gli avvenimenti che coinvolgono un anatroccolo diverso dagli altri, con il finale che lo si vede a testa china dileggiato da grandi oche. Nel secondo capitolo l'uovo è dischiuso e il protagonista, allontanatosi dal cortile, incontra delle anitre selvatiche che lo accettano anche se brutto purchè non pensi di fare una famiglia con loro. Nella terza parte del libro l'uovo è sottolineato dalla parola "Sono" perché, ormai adulto, il brutto anatroccolo è ora uno splendido cigno. Nell'ultima pagina c'è il suo ritratto con intorno piccole immagini della sua vita travagliata. Le illustrazioni, in doppia pagina, presentano i protagonisti in primissimi piani e narrano realisticamente le vicende del brutto anatroccolo inviso a tutti. Altre immagini attualizzano il racconto illustrando diversi stili nuoto, come si possono cuocere le uova, come si può preparare un "ciambellone". C'è ritmo nella presentazione della vicenda che si rivela emozionante soprattutto nell'ultimo capitolo quando il protagonista incontra i cigni e pensa che lo avrebbero ucciso, ma piegando il capo in attesa del colpo fatale non vede specchiarsi nell'acqua limpida un anatroccolo, ma uno splendido cigno. Il finale dà la speranza di riscatto a chi è "Brutto anatroccolo". Il racconto mette in evidenza il palese rifiuto della diversità, la drammaticità dell'allontanamento da chi ti ha cresciuto con amore, la necessità di ogni individuo di inserirsi positivamente in un gruppo. L'autostima negativa, culminata in quel grido disperato ai cigni "uccidetemi", si trasforma nella felicità di fare parte di una famiglia. Purtroppo oggi l'immagine della bellezza è considerata l'unico valore, confinando la diversità-bruttezza nel dileggio e nell'odio.

Maria Letizia Meacci